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Salone Internazionale del Libro di Torino.


Emoziona, si, come avere un figlio che va fuori con l’Erasmus.

E così “Marzia, calibro nove lungo” è andato a Torino, Salone Internazionale del Libro, che a pronunciarlo ti tremano gli algoritmi della tiroide. Sta lì tutto tronfio, sullo scaffale delle Edizioni Cento Autori

Mentre il seguito della Storia mi scorre dalle dita fin sulla tastiera, e a Marzia non l’ho detto, lei è una poliziotta, già essere una vicenda narrata le dava fastidio, meglio non dirle

 che le sto dando un seguito…


Il cuore di Marzia/II


“(…) Non fanno click i cellulari, emettono suoni così strani quando qualcuno ti interrompe una comunicazione, come se schiacciassi un insetto.

Lui ha fatto click, come neanche una donna fa spesso, dicono che noi siamo campionesse del mondo a spegnere in faccia i telefoni, e invece.

Ora sento lieve “Amapola, dolcissima Amapola, la sfinge del mio cuore sei tu sola./Amapola, vaghissima Amapola, la luce dei miei sogni sei per me.”

Viene da un’orchestrina che suona all’interno del ristorante, la mormoro tra le labbra sorridendo a Davide. Come sono felice! Gli stringo la mano come un’innamorata, il cameriere torna con un risotto alla pescatora e resta imbarazzato, di cosa lo saprà solo lui.

«Mamma, chi era?»

«Un amico.»

«E una non risposta, ricordi? Me lo hai insegnato tu quando mi chiedevi “Che fai” e io rispondevo: “Una cosa!”, e tu: “Davide, è una non risposta, se non vuoi rispondermi dillo, così me ne faccio una ragione!”, poi magari mi menavi.»

«Non è vero, cattivo, non ti ho mai picchiato!»

(…)

Pubblicato il 13/5/2016 alle 6.25 nella rubrica info letterarie.

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