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È nata una stellina, anzi una stella.


Claudio Lolli cantava in una famosa canzone degli anni ’70: «Lo vedi siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti!». Lolli era un cantante politico e decadente, narrava della morte sociale a cui ci stava riducendo il capitalismo. Non dava speranze di rinascita né ricette di sopravvivenza.
In “Cade la terra” Carmen Pellegrino parla di altro, ma resta nel solco livido della morte e della resurrezione, dice che spesso ci sono cose vive che danno un’apparenza mortale mentre molte cose considerate prive di sostanza, narrano, rivivono negli occhi di chi sa guardarle, ma nonostante scriva di cose cadenti, di palazzi e vite franate insieme, il libro non ha un taglio decadente, entra in un territorio surreale dove la poesia interviene a suggellare tutto.

La Pellegrino scava nei luoghi abbandonati che visita con curiosità scientifica, pezzi di vita dimenticati; quella che sembra una narrazione surreale è invece un percorso letterario all’incontrario. Se la poesia è sintesi meravigliosa, un racconto in undici endecasillabe che racchiudono universi lunghissimi, il libro della Pellegrino è l’allungare la poesia in un romanzo.

Un paese immaginario, ma non tanto - perché ve n’è tanti - che frana a valle lentamente, espellendo la sua carne viva, coloro che lo hanno costruito e reso vivo con sangue, parole, respiri e anime vagolanti, e il riesumare le sue pietre, come un colpo di moviola cinematografica all’indietro.

Che bel libro, avevamo bisogno di leggere parole incastrate tra denti e cuore, avevamo bisogno di buona letteratura. Benvenuta Carmen Pellegrino, ragazza gentile.

Cade la terraCarmen PellegrinoGiunti €14.00

Pubblicato il 9/4/2015 alle 20.55 nella rubrica info letterarie.

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