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Sdraiati. (Un libro scritto sdraiato)


Mirabolante, suadente, intelligente, di una raffinatezza lessicale unica, il linguaggio di Michele Serra colpisce al cuore.

È sempre lo stesso, ma ti sorprende sempre. La sua capacità di giocare con l’italiano, come Gustav Thoeni girava intorno alle bandierine coi suoi sci in coppa del mondo, ti inebria, però i libri non sono esercizi di stile. Un libro ti deve accompagnare e raccontare sensazioni, anche angosciare con una storia, se vuole insegnarti a vivere attraverso le sconfitte di chi lo scrive diventa un saggio – in questo caso, pedagogico – e per questo ci si rivolge ai noiosi professionisti della materia.

Sdraiati, l’ultimo libro di Serra ci ha lasciato in bocca un fastidio, come quando leggi una lamentosa pagina di diario.

Lui ci aveva abituato a satire feroci ed esilaranti, dove la società italiana veniva messa al palo da divertenti scommesse dialettiche, sempre vinte.

In questo libro l’autore affronta il rapporto ancestrale che si forma tra padre e figlio rendendone una pietosa piece, non teatrale ma filodrammatica e improbabile – non è possibile che un genitore della media borghesia (borghese di sinistra, si definisce lui) possa avere un rapporto cosi slegato culturalmente dal figlio.

Non è auspicabile, né plausibile che un uomo sulla soglia dei sessant’anni oggi possa considerarsi vecchio alla stregua dei nostri genitori, se ciò accade è una questione personale sua di relazione, non può ascriverlo ad un’intera generazione.

Chi nel 2014 compie sessant’anni ne aveva venti nel ’74, aveva già votato a favore dell’aborto; aveva visto i suoi fratelli maggiori fare il ’68; aveva avuto i capelli lunghi (e spesso unti), il primo motorino, per non parlare delle canne di marijuana e del primo sesso libero.

Se considera il figlio un ameba, relativato solo al web e avulso dalla cultura straordinaria in cui navigano i ventenni di oggi, il problema è singolo di un genitore, non di una generazione che non “ha capito” i suoi figli. Chi ha sgommato con una mini 90 Cooper per andare ad un concerto dei Genesis non può essere un genitore sbagliato.

Forse è sbagliato lui, e la cosa ci dispiace.


(Fosse una questione di soldi? Il traino dell’Amaca su La Repubblica, e una edizione Feltrinelli assicurano una buona dose di royalties da usare per le vacanze 2014)

Pubblicato il 28/2/2014 alle 14.49 nella rubrica Diario.

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