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Giallo napoletano.

Il primo pensiero è stato: «Stai scrivendo il secondo

Adesso le telefono.

Il secondo pensiero è stato: «Non sei Philip Roth, ne Stephen King e mi hai inchiodato a cinquecento pagine?»

Il terzo solo invidia: alla fine sarei scrittore anch’io.

“L’anatomista” di Diana Lama è un libro sulle pulsioni umane - tra giallo, thriller e orrore puro - e sulle attività della psiche quando viene sconvolta da un trauma. Ha un incipit che è tutto il libro, e ho odiato questa bella signora solo per questo: “Questa è una città che devi vedere prima di morire.

Oppure è una città che ti uccide, una volta che l’hai vista.

È una Napoli senza sole, vuota di mandolini e pizze, è la città che spesso si vive, è un meta inferno grigio, come credo sia l’inferno.

Una squadra di individui, non del tutto sani di mente, come tutti i team di cacciatori psicologici, i profiler della polizia, alla ricerca di un assassino in una città che vista dai turisti è solare, ma studiata da vicino è quella di sempre, malata, dolente e indecente. È un libro di ritorno al futuro, dove i poliziotti, per scoprire un mostro, o forse due, si affidano ai metodi antichi, annusano l’aria e leggono i resti di un morto come un libro, per evitare il secondo, o il terzo.

Un libro senza lieti fini, vivo proprio per questo, con finali continui che si susseguono in un’interminabile scia di sangue. Con intuizioni narrative fantastiche e colpi di scena che mettono in crisi anche fantasiosi travet della penna come me.

Gran bel libro. Sapremo se Diana Lama ci proporrà un sequel di questa banda di psicologi psicopatici? Mentre aspetto ho già in camera da letto altre due donne, sono i libri di amiche napoletani sul mio comodino, sono convinto che avrò un buon inverno letterario.

- “"L’Anatomista” 

-  Diana lama - Newton Compton Editori

Pubblicato il 23/10/2013 alle 21.8 nella rubrica Diario.

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