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Racconti d'estate (ma perchè d'inverno no?)

                                                   

Parto per la via Crucis vacanziera, mi annoierò a morte e dopo mi accorgerò che le vacanze sono una dolorosa pausa inutile se si vive una vita meravigliosa.

Tratto da questa deliziosa antologia, di quell'inesauribile sornione della letteratura napoletana che è Aldo Putignano (corroborato dall' enfant terrible Giancarlo Marino) uscita nella primavera del 2009: "Enciclopedia degli scrittori inesistenti", vi pubblico il mio brano.

In questo racconto cito Pietro Taricone, già un anno fa prevedevo, anche con ironia, un futuro intelligente per questo bel ragazzo che la storia ha ghermito anzitempo, certe persone sono destinate a rimanere belle per l'eternità, come lo fu per Norma Jean Baker, la nostra Marilyn.

 

Zuì El Khan, ????- (Fontana di Trevi - 1954 Wall Street Journal 2036/38),??
detto anche Ahmed Zovirax, anche conosciuto col nome di battaglia di Gamal El-Bixio (in onore di una sua bisnonna che cavalcò in Calabria col grande Nino)
Scrittore, giornalista, poeta e guerriero lombardo.
 
Zuì El Khan, figlio di un ragioniere di origine turca e di una turista calabrese, nacque, per espresso volere del padre, nella celebre fontana di Trevi, comprata dalle mani di un principe napoletano.
Trascorre i primi anni di vita nel manicomio di Fossombrone, insieme alla famiglia, ed è la che compone, a quattro anni, la sua prima piece teatrale “Vita distratta” , dove si narra di un sorvegliante ubriaco che dimentica la porta di un manicomio aperto.
Bambino precoce, dopo la primina, viene iscritto al liceo classico Primo Carnera di Cagate Brianza dove inizia la sua reale attività letteraria.  
        Senza avere mai conosciuto Bertolt Brecht, il giovane Gamal con grande maestria e genio lo evita accuratamente nell’inventare uno stile teatrale, superfluo e a tratti inutile. La formidabile idea di un “Teatro del niente”, venne al giovane Zovirax (chiamato così a scuola per una forma di herpes che gli impediva di parlare in gaelico) in una notte di luna piena radendosi allo specchio con la lampadina fulminata.
Il viaggio nel “dramma” lo aveva già fatto nascendo, ma El Khan voleva metterci qualcosa di più e inventò il “Teatro dell’incoscienza”. Una formidabile mistura di bugie e frottole succulente, raccontate con l’arte di un affabulatore come Vittorio Gasmann (somiglia terribilmente al grande Vittorio, ha lo stesso numero di scarpe), narrate a Milano dove si ammoccano tutto. E lo chiamò “dell’incoscienza” perché ben sapeva, che se lo avessero scoperto, lo avrebbero murato vivo nella ristrutturazione del”Piccolo Teatro”.
        Il successo non fu immediato, Dario Fò glielo aveva preannunciato, quando lo vide montare le mensole della cucina (crollarono sei barattoli di marmellata e uno di miele, la cucina fu inondata di api e Franca Rame, dopo essere stata punta, lo accusò di revanscismo durante un’assemblea di attori anarchici del nord-est ): “senza la livella, le mensole cadranno e non sarai scritturato neanche da un muratore, coglione”. La sua opera fu invece apprezzata senza riserve dal critico Nuzio Scevro che lo definì “ un antesignano di qualche cosa”.
Dopo aver composto l’elogio funebre per la morte di Giorgio Gaber, intitolato: “Meglio così”, fu rinchiuso in un canile municipale, dall’allora presidente della Provincia Ombretta Colli e liberato sotto cauzione (pagata dalla Kit-Kat, la Friskies si era già costituita parte civile in un processo parallelo, dove gli attori di una commedia di Zuì erano stati definiti “cani”).
        Nel 2012, accolto in udienza dal Papa Bicipite I (Sua Santità era un ex pugile, convertitosi al cristianesimo dopo l’abolizione della boxe), rimasto folgorato dal vedere una suora ucraina Dell’Ordine delle Badanti di Cristo mentre assisteva alle abluzioni del Santo Padre in t-shirt, scrisse i suoi due poderosi saggi cattolici: “Pederasti & Cineasti” (una lucida disamina dell’omosessualità nel “Nuovo Cinema Vaticano”) e il saggio “Teologia sessuale”, come si affronta il sesso in sagrestia e nelle altre dependance.
        Nel 2020, la svolta letteraria più importante. Mentre passeggiava per i vicoli di Manhattan, il vecchio Zuì fu sequestrato da un gruppo di ex attrici dell’Actor’s Studio e da un paio di casalinghe disperate, che lo solleticarono violentemente con una piuma nelle parti basse. Nel volantino di rivendicazione, firmato “Femministe Disattente”, il gruppo politico-sessuale ammise di averlo sequestrato per errore, il loro obbiettivo era Pietro Taricone, un ex attore italiano, diventato governatore della California.
Zuì, dopo l’accaduto si trasferì a Tunisi, nella terra dei Padri (sarebbe stata la Turchia, ma non trovò alberghi liberi a Istanbul) e scrisse il suo capolavoro, tradotto poi in tre lingue e dodici dialetti:
“Pensieri sullo sterco molle dei dromedari sulle dune a nord di Rabat”, un’antologia intensa e pregnante sulle vicende di Amal Al-Katzoun, un poeta e narratore berbero vissuto nel ‘900 e morto ad Agadir nel 1947 d.c. tentando di salvare il suo cammello impazzito che voleva abbeverarsi ad un distributore di benzina. Gli undici racconti seguono tutti uno stesso tema, quello del rapporto dell’uomo col suo animale, inteso anche in senso meta-fisico (l’altra metà, no!).
 
 
Della migrazione dalla sua terra, o dal suo giardino, in quella del suo vicino - sempre in viaggio - alla scoperta della di lui compagna Fatima, detta anche “Le doppie dune del deserto” per il prosperoso petto che ricordava le cupole della moschea di Ouarzazat.
Qui il tema della migrazione si fa passionale, perchè Amal, stravolgendo i canoni classici della letteratura Araba, di per se transumante per via dei molti arzigogoli fluttuanti della scrittura medio-orientale, la ferma, in modo occidentale; le blocca la poetica, riducendola a puro e, oseremmo dire mero e porco suo vantaggio, lasciandosi rotolare nello stallatico del ricovero dei cammellidi, insiemi alla ormai ex nobile consorte del suo amico, combinandosi, lui e la Fatima, come dei lerci concubini, che annullano poetiche e quant’altro in favore del ritorno alla natura (insomma...).
        Tornato a New York nel maggio del 2036 come consulente militare per un videogame edito dal Wall Street Journal, sulla guerra economica tra Iran e Iraq (un nipote di Saddam, dopo aver preso il potere, aveva bombardato le banche iraniane con bond argentini, avanzi del risarcimento americano), scomparve nei bagni dell’82 piano. Dopo due anni di ricerca non è stato ancora ritrovato il corpo, e neanche i resti di dodici infermiere svedesi che lo accompagnavano.
Alcune sue opere sono state rieditate ultimamente dai “Rotoloni Regina”.

Pubblicato il 31/7/2010 alle 13.35 nella rubrica info letterarie.

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