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Botteghe Oscure Addio - Miriam Mafai 1996

 

 
 
 
Bisogna rileggerli i libri, specialmente quelli che raccontano la memoria, quella che diventa storia, quella che ci aiuta a sopportare il nostro tempo cattivo, perché, come diceva Brecht: Di nulla sia detto: è naturale / in questo tempo di anarchia e di sangue / di ordinario disordine / di meditato arbitrio / di umanità disumanata. / Così che nulla valga come cosa immutabile...
        Io ho riletto questo crudo e sereno racconto di Miriam Mafai scritto nel ’96, all’indomani della decisione di vendere il palazzone simbolo del vecchio Pci.
La Mafai oltre ad essere giornalista tosta – è stata tra i fondatori de “La Repubblica – qui rivela doti di piacevole raccontatrice, ma quello che più conta, visto che racconta dall’interno del corpo ancora caldo del Pci morente, è la sua capacità di dire tutta la verità, nient’altro che essa.
Nonostante il suo coinvolgimento emotivo, visto che di quel corpo lei è stata per una vita intera cellula pulsante ed organica, vivendo – tra l’altro – accanto ad uno dei padri di quel Pci, (Giancarlo Pajetta), è riuscita a parlarne a vol d’oiseau, quasi planando come osservatrice disincantata. Racconta l’Italia del Pci, cos’era, come si trasformava e quali erano i limiti e le debolezze del più grande partito comunista del mondo occidentale, quello che arrivò quasi a governare col 35 % dei voti.
È un libro che consiglierei ai giovani, è un libro da far rileggere a chi non l’ha letto con attenzione. È un libro da regalare al grande condottiero di cartapesta, quello che crede ancora che i comunisti esistano perché, come disse Totò: “Ve lo dovete togliere dalla testa, quelle case lì le hanno chiuse!”
 
Si trova, ormai, solo on-line, nell’edizione economica Mondadori € 8.00

 

Pubblicato il 3/1/2010 alle 13.2 nella rubrica info letterarie.

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