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Quando Il Mattino faceva tendenza e faceva ridere.

               


La bellissima testata con i nomi della redazione al completo (io ho una sola fortuna, di avere un nome lunghissimo).





Nell’autunno di ventidue anni fa, sull’onda emozionale dei tanti inserti satirici già presenti in alcuni giornali italiani, nasceva Ragù l’inserto satirico de Il Mattino.

C’erano in giro già dei formidabili inserti, da “Tango” di Stàino su L’Unità a “Satyricon” su La Repubblica. Nacque per condiscendenza bonaria dell’allora ferreo direttore Pasquale Nonno, uno degli ultimi grandi direttori del giornale. Nonno veniva dalla Rai, quella che sfornava fior di giornalisti e faceva parte di quel gruppo che aveva contribuito alla nascita del nuovo Tg1.

L’inserto fu fortemente voluto da una redazione di giovani giornalisti come vacanza umoristica dal quotidiano lavoro di cronista, ebbe un discreto successo e fu caposcuola a Napoli di umorismo e ironia non legato all’immagine partenopea di “pizza e mandolino”.

Una satira forte, ma non dura come quella degli altri inserti nazionali ( se pensiamo alla trucida battuta di “Cuore”, la rivista di Michele Serra, che nel L’Unità prese il posto di Tango: “Aiuta l’inps, uccidi un pensionato!”)

Ragù fu una grande fucina intellettuale, leggendo i nomi della redazione di allora si ritrovano soggetti che oggi sono al top del giornalismo partenopeo, come Francesco Durante del “Corriere del Mezzogiorno”, Edoardo Santelia dell’ attuale Tg3, Cicelyn, Michele Buonuomo (che si firmava Mike Gotman ) l’allora esordiente vignettista Riccardo Marassi, che proveniva dalla redazione napoletana di Paese Sera (storico giornale della sinistra di proprietà del Pci che chiuse dopo poco tempo per fallimento) e che sarebbe diventato uno dei primi vignettisti italiani.

Ragù usciva il sabato come inserto de Il Mattino, per non accavallarsi con l’uscita di Satyricon la domenica su repubblica, e Tango il lunedì su l’unità.

 
Un pescatore di frodo arpiona un anguilla nelle vasche del Banco di Napoli, è l'8 gennaio 1988

Alcune pagine furono memorabili, come quella del dopo natale 87 sui capitoni nelle vasche del Banco di Napoli. Era stata da poco ristrutturata la storica sede del Banco napoli in via Roma/via Toledo e in città c’era un grosso dibattito tra i favorevoli e i contrari sulle vasche realizzate nello spazio prospiciente la sede dall’architetto Nicola Pagliara, dopo poco tempo dall’inaugurazione, proprio durante il periodo natalizio, alcuni buontemponi (ma si sospettò che fossero stati i goliardici redattori di Ragù) butto nelle vasche alcune grosse anguille, le foto uscirono su Ragù suscitando reazioni contrastanti, ma grosse risate. Pezzo forte fu anche una pagina su i Rom che venivano spostati da città in città - con, tra l’altro, un mio preveggente e non sospetto“falso d’autore” sull’allora Prefetto della Congregazione per la Fede.


    Uno dei miei falsi preferiti: Santità mi perdoni, avevo la vista corta!


Ragù morì. La sua chiusura fu decretata dai primi segnali di una globalizzazione imminente, Pasquale Nonno decise che col gioco del“Bingo” si vendevano più copie.

Non sapremo mai se fu più giusto così, se potesse essere stata anche la “stanchezza creativa a decretarne dopo pochi mesi la fine.

Michele Serra alla chiusura del mitico “Cuore” affermò che “le riviste satiriche sono come lo yogurt, hanno la scadenza sull’etichetta già quando nascono”.

Forse Ragù non aveva ancora fermentato bene, visto la grande messe di cervelli che lo abitavano, ma questo non lo sapremo mai!

Dispiace che tra i tanti che vi collaborarono, oggi soggetti autorevolissimi, abbia dovuto essere io, a ricordare una bella pagina dell’editoria napoletana: se pigliassero scuorno?

Nessuna ragazzina ci chiamò «Papi» in redazione e, non ci metterei la mano sul fuoco, nessuno mai indossò calze turchesi di sabato (la domenica con Maradona erano obbligatorie).


Pubblicato il 20/10/2009 alle 18.39 nella rubrica info letterarie.

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