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gli occhi della memoria sono più acuti di quelli di uno sparviero


Diario


19 dicembre 2008

Regalo di Natale (il regalo me lo fate voi, leggendo il racconto).

Toh, Didò ne ha combinata un'altra; mi rivolterò nella tomba, e non ci sarà nessuno a rimboccarmi la lapide.

                                                          
Sì è natale. Voglio riscaldarvi i letti ed una buona lettura lo fa (suvvia non contestate, avete letto di peggio e, per fortuna, hanno abolito gli elenchi del telefono, quanti di noi si sono formati sulle pagine ingiallite del primo tomo dell'universo?). Non mi venite a dire che c'è già qualcuno/a che da' calore alle vostre gambe, quella si chiama carne, io non posso riscaldarla, e neanche lo spirito, mica sono Tolstoj, le frattaglie cerebrali, quelle si. Le mia è letteratura suppellettile, buona per il bagno. Se tutti avessero un Didò in bagno (mio Dio, no!), le cose filerebbero via lisce ed in modo allegro, l'umorismo è diuretico. Vi do in pasto il solito prete; io voglio bene ai sacerdoti, sono la metafora delle contraddizioni universali, combattono la guerra e benedicono le armi; combattono la violenza e danno dei sganassoni terribili durante l'ora di religione; predicano l'amore e...si sbattono fior di perpetue in canonica (qui non mi sembrano contraddittori).
Arriva Cesarino, occhio ragazze!

                             

                              Il natale di Don Cesare

Cesarino Scarrozzi aveva gia inscritto nel nome il suo destino, avrebbe fatto o l’autista o il prete. Cominciò a guidare a dodici anni pilotando improvvidamente il trattore del padre sull’aia del podere di Grottaferrata: uccise dodici galline e il vecchio cane Masaniello, un mastino napoletano che era sopravvissuto pure ai tank tedeschi, (che però era già malato di prostata). Dopo due giorni anche il gallo, entrato in depressione, tirò le cuoia. Fu allora che, per evitare le inevitabili, disgustose ritorsioni del padre Giacinto, detto “Nerbo di bue”: - “Scuoia immediatamente quelle galline e valle a vendere al mercato come carne macellata!”-, organizzò prima un funerale clandestino in piena regola, con bare ricavate da cassette di pesche nane, aspergendole con anticrittogamico benedetto (da lui) e seppellendo i pennuti poco lontano dall’orto, poi, dopo aver trafugato dei soldi dal cassetto della credenza, comprò al mercato dodici galline nuove di zecca ...insomma. Al padre raccontò di una miracolosa resurrezione e il povero Giacinto pregò per mesi genuflesso al pollaio; solo ogni tanto si chiedeva perché non fosse risorto anche il gallo, “ma si sa, noi maschi...”.

Successivamente Giacinto fu portato via dai carabinieri, per aver tentato di strangolare la moglie, rea di aver fatto una frittatona con pancetta e pecorino con le “uova sante”; a distanza di trent’anni i vicini ricordano ancora l’odore inebriante della rustica omelette e la sua tragica scomparsa dopo essere stata seppellita nell’orto dall’infoiato zotico, in attesa di resurrezione (della frittata o delle uova).

Dopo quegli eventi la madre lo incarcerò in un seminario e il ragazzo fu fatto prete; ma Cesarino era irrequieto e una volta, correndo in bicicletta verso il corteo vescovile, investì in pieno un terrificante monsignore che lo inviò, seduta stante, in missione in Corea, proprio durante la guerra. Fu fatto prigioniero e torturato da tutte le parti in conflitto, sud-coreani, nord-coreani, cinesi, e un monaco buddista gli diede un pugno sul naso quando tentò di trafugare una campana da un tempio per montarla su di un campanile del 38° parallelo. Fu salvato dagli americani che, pensando trasportasse una bomba, lo fecero brillare.

Ebbe la parrocchia a quarant’anni, quella di S. Ezioso a Villacedrata, un luogo ricco quasi solo di succosi cedri. Il borgo si era spopolato perché dopo l’avvento della Coca-Cola nessuno ordinava più cedrate ai bar - e in paese quella era l’unica produzione - ma Don Cesare, con tenacia, andava nei campi a predicare per attirare in chiesa un po’ di gente.

Durante quelle scorribande agresti il prelato pensava continuamente alla ripopolazione del borgo, ormai impoverito dalle migrazioni dei contadini, che al loro ritorno a Natale tornavano sempre stanchissimi (lavoravano quasi tutti in Svezia) e in quella settimana, tra un saluto ai parenti e una pizza aglio, peperoni e pancetta, raramente riuscivano ad assolvere ai doveri coniugali (era difficile passare dalle lenzuola setose svedesi ai talami di castagno abitati dalle irsute giovenche burine). Così Don Cesarino si tratteneva a consolare con una parola buona le mogli degli emigrati, che spesso lo invitavano a cena e qualche volta se il tempo minacciava, e in certi giorni di marzo il tempo minacciava spesso, a pernottare.

Quella primavera il tempo fu molto inclemente e il pretino passò molte notti lontano dalla sacrestia. Per natale il sindaco organizzò una grande festa, già a novembre c’era stato un aumento della popolazione repentino e provvido, gli abitanti, da trecento, erano passati a trecentotrenta, con un incremento del dieci per cento della popolazione. Don Scarrozzi, la sera della vigilia li avrebbe battezzati tutti insieme. Fu un natale luminoso.

Avrebbero potuti essere trentuno e forse più, ma il 31 marzo il sacerdote aveva avuto uno strano collasso, che lo aveva tenuto a letto per giorni, accudito dalla madre sessantenne di una contadina, una bella donna, timorata di Dio (ma solo di Lui), già in avanzato stato di menopausa, che sarebbe diventata la sua perpetua, perpetuamente.


Il racconto è gia uscito sulla pagina di Natale della superlativa Morena Fanti, e se volete farvi un giro lei sarà ben lieta di accogliervi, è un buon posto dove passare le vacanze di Natale.

http://www.scriveregiocando.it/natale8.htm


Buon Natale, mattacchioni.

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Un attimo

Felice/mente spossato/a,

un attimo è stato un attimo

neanche il tempo di pensarlo, l'attimo

un grande fiume caldo salito al cuore

e giù fino all'infinito, un attimo

è stato un attimo/ veloce come

cavaliere che rincorre la giumenta

scappata in un attimo e raggiunta

come fiume caldo fuggito dal cuore,

un attimo è stato un attimo.

 

F. Di Domenico 29 XII 2009

 

Un omaggio a due attimi, differiti,

ma unisonici.

 

 

 “…il culo del cammello, smuove le dune
 del deserto…”
 “Pensieri sullo sterco molle delle dune a
 nord di Rabat”
 
 di Zhui El Khan
 


  Il nuovo libro

       La mia prima antologia personale
       21 racconti/ventuno soluzioni di
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         le tre antologie
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Maria Chiara Di Domenico "Deserto d'oro"

          Scultura & Pittura
          
          
               
                
Ahmed Al Safi
Nato in Iraq nel '71, allievo di Ismail Fattah
padre dell'arte irakena. Vincitore del premio
"Ismail Fattah 2000". L'arte di Al Safi, riflet-
te quella generazione di artisti che negli an-
ni novanta hanno vissuto il disagio dell'emb-
argo
e della dittatura saddamista e, succes-
sivamente dell' ulteriore sfacelo dell'
Iraq con
l'arrivo delle truppe straniere.
Vive e lavora a Issoudun in Francia, nella
splendida regione de "L'Indré".


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The Saatchi Gallery - Contemporary art in London

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