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gli occhi della memoria sono più acuti di quelli di uno sparviero


Diario


31 maggio 2014

Le avventure di Max Fontanarossa.

 

 

                                         

        Ridere fa bene, Bergson diceva che “Il riso castiga certi difetti pressappoco come la malattia castiga certi eccessi”. Quindi ridere è un po’ cattiveria genuina e inconscia, sempreché si rida solo degli altri, ma se si comincia con sé stessi allora è un atto di umiltà. Nei due casi, fa bene.

Inciampare in un tombino e ridere di sé è straordinario, lascia intravedere un senso sereno e ilare della vita, un ottimismo innato, io però più che ottimismo comincio a essere fesso, inciampo pure nei pali e riesco a ridere solo quando mi passa il dolore della capocciata.

Si diventa umoristi perché c’è un doppio senso interno che ci fa vedere le cose prima regolarmente, e dopo capovolte, e se capovolgi un uomo,una storia o un’automobile, nel minore dei casi sorridi: avete mai visto una 600 fiat capotata? È uno spettacolo che Woody Allen non saprebbe raccontare.

 

        Quello che ho scritto di umoristico nel tempo parte da questo mio modo di essere, ridanciano,allegro fuori (dentro ogni umorista ha angoli di tristezza immani) e politicamente scorretto.

Max Fontanarossa è la somma di tutto. Dopo aver assolto la tristezza narrando la vita e la storia drammatica di Gianmarco Bellini con “Notte in Arabia”, avevo bisogno di togliere la giacca, indossare il cappellino da baseball di traverso e andare a bussare ai citofoni per poi scappare dopo aver gridato “Tutti giù, sta andando a fuoco la casa”.

 

        È un giudice rovesciato Massimiliano Clemente dei conti mastello-Fontanarossa, detto Max. Irriverente, puttaniere, gaudente e soprattutto libero. Ha una squadra giudiziaria improbabile, composta dal buon maresciallo Fontanella e dal subdolo e simpatico brigadiere Ascanio Canillo. Gli girano intorno personaggi tra il finto e il vero, con nomi che sembrano inventati, ma spesso sono veri nome omen, come quello del medico legale Romino Malasorte, la contessa zoccola Maria Preziosa Beneamante, il segretario della procura Aspreno Vulva (è realmente esistito nel ‘600 un pittore minimo napoletano con questo nome), la moglie del maresciallo Maria Illuminata de Drio, detta Lulù, la cancelliera Astemia Nobile e altri personaggi surreali.

        La parte noir è disneyana: si indaga su omicidi dove alla fine il morto non c’è, ed è già questo un modo per essere cialtrone da parte mia.

La parte sociale è politicamente scorretta, battute sul sesso da bar Sport, ammiccamenti scurrili, gay chiamati “ricchioni” (perché non è chiamandole con eufemismi politicall correct che si rispettano le persone che hanno sensibilità diverse).

Promessa di un lieve divertimento: si, cultura - per non parlare addirittura di letteratura -: no, per carità, gli scrittori sono cosa altra, e anche gli umoristi veri dal vecchio Michele Serra, a Bergonzoni e al maestro Benni, io sono un allievo teppista e spero di crescere un giorno, il tempo c’è Camilleri lo sa bene.

                                         

Sara Palumbo, avvocato e editor – Ph Richard Mc Sundy

LE AVVENTURE DI MAX FONTANAROSSA (Storie di Donne & Delitti) –
Cover Riccardo Marassi - Impaginazione grafica Maria Rosaria Vado

Kairòs Edizioni - € 10.0 - maggio 2014 -


28 febbraio 2014

Sdraiati. (Un libro scritto sdraiato)


Mirabolante, suadente, intelligente, di una raffinatezza lessicale unica, il linguaggio di Michele Serra colpisce al cuore.

È sempre lo stesso, ma ti sorprende sempre. La sua capacità di giocare con l’italiano, come Gustav Thoeni girava intorno alle bandierine coi suoi sci in coppa del mondo, ti inebria, però i libri non sono esercizi di stile. Un libro ti deve accompagnare e raccontare sensazioni, anche angosciare con una storia, se vuole insegnarti a vivere attraverso le sconfitte di chi lo scrive diventa un saggio – in questo caso, pedagogico – e per questo ci si rivolge ai noiosi professionisti della materia.

Sdraiati, l’ultimo libro di Serra ci ha lasciato in bocca un fastidio, come quando leggi una lamentosa pagina di diario.

Lui ci aveva abituato a satire feroci ed esilaranti, dove la società italiana veniva messa al palo da divertenti scommesse dialettiche, sempre vinte.

In questo libro l’autore affronta il rapporto ancestrale che si forma tra padre e figlio rendendone una pietosa piece, non teatrale ma filodrammatica e improbabile – non è possibile che un genitore della media borghesia (borghese di sinistra, si definisce lui) possa avere un rapporto cosi slegato culturalmente dal figlio.

Non è auspicabile, né plausibile che un uomo sulla soglia dei sessant’anni oggi possa considerarsi vecchio alla stregua dei nostri genitori, se ciò accade è una questione personale sua di relazione, non può ascriverlo ad un’intera generazione.

Chi nel 2014 compie sessant’anni ne aveva venti nel ’74, aveva già votato a favore dell’aborto; aveva visto i suoi fratelli maggiori fare il ’68; aveva avuto i capelli lunghi (e spesso unti), il primo motorino, per non parlare delle canne di marijuana e del primo sesso libero.

Se considera il figlio un ameba, relativato solo al web e avulso dalla cultura straordinaria in cui navigano i ventenni di oggi, il problema è singolo di un genitore, non di una generazione che non “ha capito” i suoi figli. Chi ha sgommato con una mini 90 Cooper per andare ad un concerto dei Genesis non può essere un genitore sbagliato.

Forse è sbagliato lui, e la cosa ci dispiace.


(Fosse una questione di soldi? Il traino dell’Amaca su La Repubblica, e una edizione Feltrinelli assicurano una buona dose di royalties da usare per le vacanze 2014)


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Un attimo

Felice/mente spossato/a,

un attimo è stato un attimo

neanche il tempo di pensarlo, l'attimo

un grande fiume caldo salito al cuore

e giù fino all'infinito, un attimo

è stato un attimo/ veloce come

cavaliere che rincorre la giumenta

scappata in un attimo e raggiunta

come fiume caldo fuggito dal cuore,

un attimo è stato un attimo.

 

F. Di Domenico 29 XII 2009

 

Un omaggio a due attimi, differiti,

ma unisonici.

 

 

 “…il culo del cammello, smuove le dune
 del deserto…”
 “Pensieri sullo sterco molle delle dune a
 nord di Rabat”
 
 di Zhui El Khan
 


  Il nuovo libro

       La mia prima antologia personale
       21 racconti/ventuno soluzioni di
       vita per chi crede di essere normale.
  
        
         le tre antologie
    che raccolgono miei racconti

        


       

     

    

    

    

    

Arte & Artisti di Famiglia



        

Maria Chiara Di Domenico "Deserto d'oro"

          Scultura & Pittura
          
          
               
                
Ahmed Al Safi
Nato in Iraq nel '71, allievo di Ismail Fattah
padre dell'arte irakena. Vincitore del premio
"Ismail Fattah 2000". L'arte di Al Safi, riflet-
te quella generazione di artisti che negli an-
ni novanta hanno vissuto il disagio dell'emb-
argo
e della dittatura saddamista e, succes-
sivamente dell' ulteriore sfacelo dell'
Iraq con
l'arrivo delle truppe straniere.
Vive e lavora a Issoudun in Francia, nella
splendida regione de "L'Indré".


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