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gli occhi della memoria sono più acuti di quelli di uno sparviero


Diario


13 maggio 2016

Salone Internazionale del Libro di Torino.


Emoziona, si, come avere un figlio che va fuori con l’Erasmus.

E così “Marzia, calibro nove lungo” è andato a Torino, Salone Internazionale del Libro, che a pronunciarlo ti tremano gli algoritmi della tiroide. Sta lì tutto tronfio, sullo scaffale delle Edizioni Cento Autori

Mentre il seguito della Storia mi scorre dalle dita fin sulla tastiera, e a Marzia non l’ho detto, lei è una poliziotta, già essere una vicenda narrata le dava fastidio, meglio non dirle

 che le sto dando un seguito…


Il cuore di Marzia/II


“(…) Non fanno click i cellulari, emettono suoni così strani quando qualcuno ti interrompe una comunicazione, come se schiacciassi un insetto.

Lui ha fatto click, come neanche una donna fa spesso, dicono che noi siamo campionesse del mondo a spegnere in faccia i telefoni, e invece.

Ora sento lieve “Amapola, dolcissima Amapola, la sfinge del mio cuore sei tu sola./Amapola, vaghissima Amapola, la luce dei miei sogni sei per me.”

Viene da un’orchestrina che suona all’interno del ristorante, la mormoro tra le labbra sorridendo a Davide. Come sono felice! Gli stringo la mano come un’innamorata, il cameriere torna con un risotto alla pescatora e resta imbarazzato, di cosa lo saprà solo lui.

«Mamma, chi era?»

«Un amico.»

«E una non risposta, ricordi? Me lo hai insegnato tu quando mi chiedevi “Che fai” e io rispondevo: “Una cosa!”, e tu: “Davide, è una non risposta, se non vuoi rispondermi dillo, così me ne faccio una ragione!”, poi magari mi menavi.»

«Non è vero, cattivo, non ti ho mai picchiato!»

(…)


18 luglio 2015

"Marzia, calibro nove lungo"

«Ho saputo che stai per uscire…»

«No. Ehi, e come lo avresti saputo?»

«Siamo in questura, e siamo a Napoli, due elementi che fanno un melange topico, siamo investigatori per natura e pettegoli per tradizione.»

«’Nciucissi?»

«Vada per inciucissi, ma la storia quando esce? La stai portando per le lunghe Marzia!»

«Io? Sono un personaggio, il principale, ma la storia non l’ho scritta io, io al massimo so sparare e dare qualche calcio nello stomaco, neanche a piangere so’ bbona! Chiedi all’autore, Nino: chiedi!»

«Quanto sei sprucida, l’autore neanche mi pensa, cioè si perché sono uno dei personaggi principali, ma con me non parla, tu sei il suo immaginario del momento…ehi, attenta con quella borsa mi hai quasi spaccato un braccio, cos’hai dentro?»

«La pistola sce’, mica me la posso mettere sotto l’ascella come te? Ho un reggiseno quinta D!»

«E prendi una piccola Smith & Wesson, chi ti dice niente se ne porti una fuori ordinanza?»

«Sono figlia di poliziotto, figlia di stato, ho la mia Fs brigadier, calibro nove lungo.»

(Il resto lo racconto a fine agosto, perché la storia finisce con l’estate, voi fatevi le vacanze, ci vediamo i primi di settembre con Marzia, calibro nove lungo – edizioni Cento Autori )

...

 


Nel ventitreesimo anniversario di via D'Amelio - a Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, un giudice e cinque poliziotti, tutti figli di stato.


8 febbraio 2014

Storie Brillanti di Eroi Scadenti

A dicembre 2008 presentai al Maschio Angioino a Napoli la raccolta di racconti che nel corso degli anni avevo pubblicato su varie riviste, più molti inediti.
La cover fu firmata da Riccardo Marassi, il formidabile vignettista de Il Mattino, Il Messaggero e soprattutto Linus.

Gli chiesi di stilizzare uno Zek Wolf, il mitico Ezechiele Lupo dei fumetti, lui fece di più, caricaturizzò la mia faccia e firmò Marassi & Walt, in omaggio al maestro (noi ci siamo sempre considerati “disneyani non pentiti”).
Ora ne pubblicherò alcuni di quei racconti, ringraziando la gentile concessione della Edizioni Cento Autori.





L’ESERCIZIO PER IL CORDOGLIO

Ero alla Ricevitoria del Lutto quando la incontrai.Mi era morto un geranio imperiale, pianta di rara bellezza della mia serra; a lei era morto il cane. 

L’Esercizio per il Cordoglio era stata un’invenzione miracolosa: a chiunque fosse morto qualcosa, bastava pagare un biglietto per ricevere le condoglianze, bevendo un Bloody Mary. Mescolammo le nostre lacrime in una saletta per gli svenimenti. Con un ticket di cinque dollari ci rotolammo per due ore sul divanetto ululando di piacere commisto a pianto, mentre elaboravamo il lutto. Si susseguirono giorni tragici, a volte romantici, ma sempre passionali. Spesso ci davamo appuntamento nel “Piagnisteo”, una sala fantastica nel museo dell’Olocausto, dove ci si andava a commuovere sulla tragedia della Shoà. La sala era sempre vuota e discreta: a nessuno fregava più degli ebrei al forno; la gente era indirizzata più verso il cosciotto d’agnello alla Farisea. Piangevamo talmente tanto che dovevamo spogliarci dei vestiti ed aspettare un paio d’ore che si asciugassero (c’erano degli appositi fornetti), e quel tempo lo impiegavamo per parlare di anatomia, facendo pratiche ludiche per rinfrancarci e rotolandoci su dei vecchi pagliericci da gulag. Lei era sempre cordiale, tranne rare volte in cui, sfinito dal rimpianto per le tragedie che commemoravamo, io mi addormentavo sognando fiumi di zabaione. Allora lei s’infuriava. 

Una volta, mentre eravamo in visita alla camera della morte di Alcatraz, mi appisolai sulla sedia elettrica. Mi svegliai mentre Titti armeggiava con dei fili intorno ai miei testicoli, simulando un’impiccagione. Signor giudice, non so chi abbia alzato l’interruttore mentre le ficcavo i fili in gola, ma simulò perfettamente una luminaria.



Mi corre l’obbligo di una chiosa. La satira e l’umorismo spesso inciampano nel dolore, ciò non significa mancanza di rispetto, tutt’altro. I censori stiano tranquilli, la tragedia della Shoà resta indelebile, come tutte le tragedie che non hanno giorni per essere ricordate, da Sabra e Chatila, a piazza Tienanmen, passando per gli stadi cileni del 1973, e i migliaia di desaparecidos argentini, più i morti senza dolore e senza storia del mare di Lampedusa.






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Un attimo

Felice/mente spossato/a,

un attimo è stato un attimo

neanche il tempo di pensarlo, l'attimo

un grande fiume caldo salito al cuore

e giù fino all'infinito, un attimo

è stato un attimo/ veloce come

cavaliere che rincorre la giumenta

scappata in un attimo e raggiunta

come fiume caldo fuggito dal cuore,

un attimo è stato un attimo.

 

F. Di Domenico 29 XII 2009

 

Un omaggio a due attimi, differiti,

ma unisonici.

 

 

 “…il culo del cammello, smuove le dune
 del deserto…”
 “Pensieri sullo sterco molle delle dune a
 nord di Rabat”
 
 di Zhui El Khan
 


  Il nuovo libro

       La mia prima antologia personale
       21 racconti/ventuno soluzioni di
       vita per chi crede di essere normale.
  
        
         le tre antologie
    che raccolgono miei racconti

        


       

     

    

    

    

    

Arte & Artisti di Famiglia



        

Maria Chiara Di Domenico "Deserto d'oro"

          Scultura & Pittura
          
          
               
                
Ahmed Al Safi
Nato in Iraq nel '71, allievo di Ismail Fattah
padre dell'arte irakena. Vincitore del premio
"Ismail Fattah 2000". L'arte di Al Safi, riflet-
te quella generazione di artisti che negli an-
ni novanta hanno vissuto il disagio dell'emb-
argo
e della dittatura saddamista e, succes-
sivamente dell' ulteriore sfacelo dell'
Iraq con
l'arrivo delle truppe straniere.
Vive e lavora a Issoudun in Francia, nella
splendida regione de "L'Indré".


 The Lord

The Saatchi Gallery - Contemporary art in London

Ahmed Al Safi - "Didò scrittore"




 

     


 

 

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