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gli occhi della memoria sono più acuti di quelli di uno sparviero


Diario


26 febbraio 2014

Histoire de deux corps.


Luis Ricardo Falero, Wine of Tokai


Avevi detto si, lo voglio: fammelo.

La mano che spinge la mia nuca al centro del petto, sullo sterno.

A cavallo delle piccole sculture di carne con quel pistillo duro e scuro come la passione. Baciare i centimetri lenti, seguendo piano la pelle che cambia forma, s’innalza lieve ed è seno morbido; e sfiorare col naso quella cosa senza eguali in dolcezza. Cos’è un capezzolo? Perché è così bello da guardare, toccare, sentire con la punta delle dita e poi infilare in bocca? Un punto insignificante, che si alza presuntuoso: perché l’ombelico suadente non ha la stessa fortuna? No, il capezzolo è li ad aspettare carezze, a dispensare vita e piacere.

E quanto tempo nel sogno l’ho tenuto tra le labbra? Senza calcolare il tempo dovuto all’uno e all’altro: l’amore non ha misure di tempo, tanto da farli crescere come punte di frecce delle amazzoni.

Le mani nei fianchi a misurare il piacere di averli li, i tuoi fianchi, tra le mani.

Il possesso: eccolo, i tuoi fianchi stretti tra le mani, le mani che scendono, prendono quello che c’è sotto, le natiche, e le alzano, come una coppa da avvicinare alla bocca; non mi avvicino alla fonte, la bocca scivola sulle cosce, ne fa autostrade da esplorare di baci.

E quanti? In una notte dove solo la grande luna poteva essere felice oltre noi?

Quanti baci, e io serrato tra le colonne di Ercole - le tue cosce - a difesa della porta di Atlantide.

La bocca ancora ad esplorare l’angolo più acuto e remoto, quando il pube finisce.

E il tuo prendermi con le mascelle, e tirarmi su per respirare la mia bocca bagnata di te, e chiedere che l’agonia finisca, che bisogna attraversare il cuore e fondersi dentro, e la strada è facile, liquida, ma è così bello trattenersi dal percorrerla. Poi si decide di si con gli occhi, e lievi sospiri che ripetono: lo voglio, fammelo quello che mi hai scritto tante volte sul cuore, fammelo.

È una porta senza chiavi quella del Paradiso, e lui entra per camminarci e morirci, una, due, dieci, duecento, non c’è matematica dei sussulti, entra ed esce, si ferma attimi per controllare che il suo sogno sia da sveglio; e ancora, finché la stella non luccica e sussulta, e si stremi e lo affatichi di baci, urlando in un sussurro “ti amo”. E poi è libero di piangere e gioire di lacrime d’amore, come latte.

Francesco Di Domenico ©

      




Hard Rock Café Paris, novembre 2012


 




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Un attimo

Felice/mente spossato/a,

un attimo è stato un attimo

neanche il tempo di pensarlo, l'attimo

un grande fiume caldo salito al cuore

e giù fino all'infinito, un attimo

è stato un attimo/ veloce come

cavaliere che rincorre la giumenta

scappata in un attimo e raggiunta

come fiume caldo fuggito dal cuore,

un attimo è stato un attimo.

 

F. Di Domenico 29 XII 2009

 

Un omaggio a due attimi, differiti,

ma unisonici.

 

 

 “…il culo del cammello, smuove le dune
 del deserto…”
 “Pensieri sullo sterco molle delle dune a
 nord di Rabat”
 
 di Zhui El Khan
 


  Il nuovo libro

       La mia prima antologia personale
       21 racconti/ventuno soluzioni di
       vita per chi crede di essere normale.
  
        
         le tre antologie
    che raccolgono miei racconti

        


       

     

    

    

    

    

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Ahmed Al Safi
Nato in Iraq nel '71, allievo di Ismail Fattah
padre dell'arte irakena. Vincitore del premio
"Ismail Fattah 2000". L'arte di Al Safi, riflet-
te quella generazione di artisti che negli an-
ni novanta hanno vissuto il disagio dell'emb-
argo
e della dittatura saddamista e, succes-
sivamente dell' ulteriore sfacelo dell'
Iraq con
l'arrivo delle truppe straniere.
Vive e lavora a Issoudun in Francia, nella
splendida regione de "L'Indré".


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