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gli occhi della memoria sono più acuti di quelli di uno sparviero


Diario


4 settembre 2016

Casella Numero 58 - Luigi Bartalini

Luigi Bartalini è un manager.

Luigi scrive.

Bartalini dovrebbe raccontare - da manager – il suo mondo rutilante, fatto di suv e segretarie scosciate, di cene brillanti e lunch di lavoro “mangiamo una cosa veloce, nel mentre mettiamo a punto una strategia”, a base di tartine da quaranta dollari l’una.

Invece scrive un romanzo di incroci, una lettura totale tra chi sta sopra - il management - e i maneggiati (…ché il sostantivo manager deriva dal verbo francese manager, derivato a sua volta all'espressione latina manu agere, "condurre con la mano", "guidare una bestia stando davanti a lei").

Lo fa tratteggiando un coro che diventa tragedia - greca, s’intende - partendo da vite normali, della gente normale, quella che popola la vita di tutti i giorni, vivendo ognuna piccoli romanzi.

Lo fa con garbo, lo fa da sinistra, e per questo vorrei consigliarne la lettura oltre a chi mi legge qui, al premier Renzi.

Il Teatro Grande dove va in scena la Tragedia è il nuovo tempio del III millennio: un centro commerciale.

È un bel libro, veramente bello.

CASELLA NUMERO 58 

Castelvecchi  - €16.50




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13 maggio 2016

Salone Internazionale del Libro di Torino.


Emoziona, si, come avere un figlio che va fuori con l’Erasmus.

E così “Marzia, calibro nove lungo” è andato a Torino, Salone Internazionale del Libro, che a pronunciarlo ti tremano gli algoritmi della tiroide. Sta lì tutto tronfio, sullo scaffale delle Edizioni Cento Autori

Mentre il seguito della Storia mi scorre dalle dita fin sulla tastiera, e a Marzia non l’ho detto, lei è una poliziotta, già essere una vicenda narrata le dava fastidio, meglio non dirle

 che le sto dando un seguito…


Il cuore di Marzia/II


“(…) Non fanno click i cellulari, emettono suoni così strani quando qualcuno ti interrompe una comunicazione, come se schiacciassi un insetto.

Lui ha fatto click, come neanche una donna fa spesso, dicono che noi siamo campionesse del mondo a spegnere in faccia i telefoni, e invece.

Ora sento lieve “Amapola, dolcissima Amapola, la sfinge del mio cuore sei tu sola./Amapola, vaghissima Amapola, la luce dei miei sogni sei per me.”

Viene da un’orchestrina che suona all’interno del ristorante, la mormoro tra le labbra sorridendo a Davide. Come sono felice! Gli stringo la mano come un’innamorata, il cameriere torna con un risotto alla pescatora e resta imbarazzato, di cosa lo saprà solo lui.

«Mamma, chi era?»

«Un amico.»

«E una non risposta, ricordi? Me lo hai insegnato tu quando mi chiedevi “Che fai” e io rispondevo: “Una cosa!”, e tu: “Davide, è una non risposta, se non vuoi rispondermi dillo, così me ne faccio una ragione!”, poi magari mi menavi.»

«Non è vero, cattivo, non ti ho mai picchiato!»

(…)


6 maggio 2016

Sdiario - Barbara Garlaschelli

Sviaggiatori tra le parole

La sirena quando sogna emette un bip.
Barbara Garlaschelli è la sirena.

Il bip forte che viene dal giurassico, dal primo grugnito riconosciuto come parola e l’ultimo come «Ehi, ci sono, parlo, scrivo e leggo!» quello è letteratura.
Lei la regina ha voluto che tanti bip facessero il viaggio all’indietro e tornassero a essere carta, bella, frusciante e sporcabile, orecchiabile (nel senso di orecchiette), cioè libro, cioè letteratura.
E lo ha fatto un libro. Un miracolo.
E noi Sviaggiatori del suo Sdiario siamo la Corte dei Miracoli.


Barbara Garlaschelli è una delle più belle penne del panorama italiano.

Ha vinto il Premio Scerbanenco, il Premio Libero Bigiaretti e il Premio Chianti, è stata finalista allo Strega nel 2010.

Un giorno ha deciso anche di raccogliere intorno a se una selezione di scrittori in un blog.

Con un racconto al giorno il web magazine ha prodotto una preziosa quantità di racconti, e la visionaria Sirena ha fatto un viaggio all’indietro editandone la prima parte in un libro.

Le parole sono state raccolte dall’etere per tornare nel loro luogo antico: la carta.

È stato già definito “Il Gronchi Rosa della Letteratura”, perché è un libro che non si vende, lo possiedono solo gli autori, cioè noi.

Però potete venire a trovarci sul sito, la porta è aperta e salite a bordo del nostro Sviaggio.

http://www.sdiario.com/



21 febbraio 2016

"Marzia, calibro nove lungo"

"Un mestiere maschile, in un mondo maschile.

Una femmina tosta descritta da un uomo?
Sarebbe un ossimoro, nessun uomo è femminista, comunque: vediamo. 
Scrivere non è giocare a poker, i bluff si vedono subito."

- Brunella Baumter, editor e critico letterario -




Io neanche so come ho cominciato questa storia, intanto dovevo finirla, questa donna mi stava sempre tra tastiera e desktop, se avessi potuto toccarle il culo: nulla.
Tanto valeva finire di scriverla e lanciarla fuori dalla mia vita.






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25 dicembre 2015

Ahmed Al Safi a Napoli


Ahmed Al Safi                                                                                        

È nato sulle sponde dell’Eufrate, a al-Diwanya nello spazio di mondo dove tutto ebbe inizio, in Mesopotamia.
Ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Baghdad, dove fu allievo di Ismail Fattah.

Vincitore del "Premio Ismail Fattah Al Turk " per giovani scultori nel 2000.

L'arte di Ahmed Al Safi, riflette quella generazione di artisti che negli anni novanta hanno vissuto il disagio dell'embargo e della dittatura saddamista e, successivamente, un ulteriore sfacelo dell'Iraq con l'arrivo delle truppe straniere. Le sue composizioni sono di un simbolismo profondo e complesso; aperto agli influssi espressionisti propone una pittura vivace, dinamica, fiabesca, con personaggi dalle forme longilinee e idealizzate che sembrano venire fuori da un mondo mitologico e leggendario, in nome di un ritorno a un'umanità epurata, primigenia e libera.

Le sue sculture elegantemente plasmate in ferro o in bronzo, mostrano figure agili e flessuose, simili a delle silhouette, svuotate da quel senso di gravità di cui sarebbero portatrici data la consistenza dei metalli utilizzati. Con queste strutture filiformi, quasi come generate dallo spazio che occupano, dato il continuo rimando dei pieni e dei vuoti, Ahmed Al Safi, esalta il moto dell' "animo", che rende possibile attraverso il movimento dei corpi nello spazio.

Vive e lavora da dieci anni a Issoudun, nella Francia centrale dove ha un atelier d’arte insieme alla moglie, la pittrice napoletana M.Chiara Di Domenico.




permalink | inviato da dido il 25/12/2015 alle 16:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 luglio 2015

"Marzia, calibro nove lungo"

«Ho saputo che stai per uscire…»

«No. Ehi, e come lo avresti saputo?»

«Siamo in questura, e siamo a Napoli, due elementi che fanno un melange topico, siamo investigatori per natura e pettegoli per tradizione.»

«’Nciucissi?»

«Vada per inciucissi, ma la storia quando esce? La stai portando per le lunghe Marzia!»

«Io? Sono un personaggio, il principale, ma la storia non l’ho scritta io, io al massimo so sparare e dare qualche calcio nello stomaco, neanche a piangere so’ bbona! Chiedi all’autore, Nino: chiedi!»

«Quanto sei sprucida, l’autore neanche mi pensa, cioè si perché sono uno dei personaggi principali, ma con me non parla, tu sei il suo immaginario del momento…ehi, attenta con quella borsa mi hai quasi spaccato un braccio, cos’hai dentro?»

«La pistola sce’, mica me la posso mettere sotto l’ascella come te? Ho un reggiseno quinta D!»

«E prendi una piccola Smith & Wesson, chi ti dice niente se ne porti una fuori ordinanza?»

«Sono figlia di poliziotto, figlia di stato, ho la mia Fs brigadier, calibro nove lungo.»

(Il resto lo racconto a fine agosto, perché la storia finisce con l’estate, voi fatevi le vacanze, ci vediamo i primi di settembre con Marzia, calibro nove lungo – edizioni Cento Autori )

...

 


Nel ventitreesimo anniversario di via D'Amelio - a Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, un giudice e cinque poliziotti, tutti figli di stato.


18 maggio 2015

"Questa Scuola non è un Albergo!"

“Questa Scuola non è un Albergo!”

Non c’è più Massimo Troisi, ci avrei visto lui nella parte di Lorenzo il padre del personaggio principale del libro di Pino Imperatore, l’ultimo Troisi, quello de “Il Postino”, e chiamerei Nicola Piovani per la musica, il premio Oscar per “La Vita è Bella”, perché questo libro è già un film mentre lo leggi.
C’è il coraggio di essere romantici, c’è l’assenza di paura nel proporre una storia limpida, allegra e solare in un mondo che ha tradito tutte le aspettative di bontà.

Pino Imperatore ci riporta a scuola, ci fa ridere, sorridere, commuovere, attraverso l’io narrante di un ragazzo che sta per raggiungere la maturità culturale e fisica. L’autore sale in cattedra, non per fare il docente ma per filmare una classe dall’alto, per raccontare a noi come eravamo e ai ragazzi di oggi “come sono”.

Nessuna paura di essere banale e scontato, né di essere accusato di buonismo, il libro intercetta i desideri di generazioni di padri e figli attraverso un umorismo che non si leggeva dai tempi di Achille Campanile - e lo scrittore è legato a filo doppio al grande maestro essendo lui l’ideatore del primo e unico Laboratorio di Scrittura Comico Umoristica in Italia dedicato al grande maestro.

Una classe di un istituto alberghiero di Napoli all’ultimo anno prima della maturità, raccontata come un Vasco Pratolini d’annata de “Il Quartiere”, entrando nei conflitti umani dei ragazzi con la lèvità dell’umorista, con un filo drammatico e sotterraneo, che parte da un tredici luglio, e si conclude nello stesso giorno di anni dopo. Il lieto fine che ci si aspetta, poi arriva, Pino Imperatore fa parte del mio club: “disneyani non pentiti”.
...

..


13 aprile 2015

Quando non è tempo di parlare.

Quando non è tempo di parlare.
Oggi che non vuoi parole, che il silenzio lo compreresti.

Adesso che mi vuoi vicino come odore e calore, e luce dalla pelle, ora so che devo darti solo sguardi.

Occhi che raccontano; che brillano te che brilli.


Milano - Castello Sforzesco  1° febbraio 2015


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9 aprile 2015

È nata una stellina, anzi una stella.


Claudio Lolli cantava in una famosa canzone degli anni ’70: «Lo vedi siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti!». Lolli era un cantante politico e decadente, narrava della morte sociale a cui ci stava riducendo il capitalismo. Non dava speranze di rinascita né ricette di sopravvivenza.
In “Cade la terra” Carmen Pellegrino parla di altro, ma resta nel solco livido della morte e della resurrezione, dice che spesso ci sono cose vive che danno un’apparenza mortale mentre molte cose considerate prive di sostanza, narrano, rivivono negli occhi di chi sa guardarle, ma nonostante scriva di cose cadenti, di palazzi e vite franate insieme, il libro non ha un taglio decadente, entra in un territorio surreale dove la poesia interviene a suggellare tutto.

La Pellegrino scava nei luoghi abbandonati che visita con curiosità scientifica, pezzi di vita dimenticati; quella che sembra una narrazione surreale è invece un percorso letterario all’incontrario. Se la poesia è sintesi meravigliosa, un racconto in undici endecasillabe che racchiudono universi lunghissimi, il libro della Pellegrino è l’allungare la poesia in un romanzo.

Un paese immaginario, ma non tanto - perché ve n’è tanti - che frana a valle lentamente, espellendo la sua carne viva, coloro che lo hanno costruito e reso vivo con sangue, parole, respiri e anime vagolanti, e il riesumare le sue pietre, come un colpo di moviola cinematografica all’indietro.

Che bel libro, avevamo bisogno di leggere parole incastrate tra denti e cuore, avevamo bisogno di buona letteratura. Benvenuta Carmen Pellegrino, ragazza gentile.

Cade la terraCarmen PellegrinoGiunti €14.00


1 luglio 2014

Rosso Caldo - Patrizia Rinaldi

Rosso Caldo di Patrizia Rinaldi è un bel film.

Quando chiudi l'ultima pagina cerchi i titoli di coda, vorresti sapere se è di Piovani quella nenia lieve che ti ha accompagnato nella lettura, un tango col bandoneon tra Bacoli e Buenos Aires.

Annusi la copertina per sapere da dove arriva quell'odore di mare stantio, di brezze fresche, e nafta di porto. È un libro invece.

Una storia scritta dai personaggi; un dedalo di sentimenti aggrovigliati e annodati insieme su di una figura che sembra fragile ma è roccia vulcanica: Blanca.

Una poliziotta che non vede. I suoi occhi scorgono solo ombre ma leggono il male, e sentono sulla pelle il bene.

Un commissario bonario, che vedresti interpretato da Giancarlo Giannini; un ispettore dandy e inadeguato in un mestiere per coatti, un patrizio in mélange con la plebe, che prova piacere a indagare tra lazzari e travet. La morte sua sarebbe Pietro Sermonti, quell’attore che aveva per nonno Gianni Agnelli.

E poi un agente semplice che dà colore e sembra il trait d'union di tutte le storie noir; e invece esiste e lo trovi in tutti i commissariati, perché l'agente scelto Carità esiste, io l'ho visto - magari ha un altro nome.

Passioni intrecciate, amori filiali, amicizie che sono amori, e tormenti, sempre d'amore.

Nei gialli c'è il morto, e ci sono un'omicida, un movente e il lettore incatenato nella ricerca della soluzione.

In Rosso Caldo c'è di più: vita, morte e miracoli - che i miracoli sono sempre a metà – figlie di due madri e madri senza figlie.

E c’è il mare, perché a Pozzuoli c’è il mare. E c’è il fuoco, perché a Pozzuoli c’è un vulcano, la Solfatara non si vede ma c’è.

E c’è Patrizia Rinaldi, se in un noir ci vuoi letteratura, c’è lei.

P.s. chi interpreta Blanca? A questo ci pensate voi, io non ho il coraggio.

Rosso Caldo – Patrizia Rinaldi – Edizioni e/o €16.00

...

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Un attimo

Felice/mente spossato/a,

un attimo è stato un attimo

neanche il tempo di pensarlo, l'attimo

un grande fiume caldo salito al cuore

e giù fino all'infinito, un attimo

è stato un attimo/ veloce come

cavaliere che rincorre la giumenta

scappata in un attimo e raggiunta

come fiume caldo fuggito dal cuore,

un attimo è stato un attimo.

 

F. Di Domenico 29 XII 2009

 

Un omaggio a due attimi, differiti,

ma unisonici.

 

 

 “…il culo del cammello, smuove le dune
 del deserto…”
 “Pensieri sullo sterco molle delle dune a
 nord di Rabat”
 
 di Zhui El Khan
 


  Il nuovo libro

       La mia prima antologia personale
       21 racconti/ventuno soluzioni di
       vita per chi crede di essere normale.
  
        
         le tre antologie
    che raccolgono miei racconti

        


       

     

    

    

    

    

Arte & Artisti di Famiglia



        

Maria Chiara Di Domenico "Deserto d'oro"

          Scultura & Pittura
          
          
               
                
Ahmed Al Safi
Nato in Iraq nel '71, allievo di Ismail Fattah
padre dell'arte irakena. Vincitore del premio
"Ismail Fattah 2000". L'arte di Al Safi, riflet-
te quella generazione di artisti che negli an-
ni novanta hanno vissuto il disagio dell'emb-
argo
e della dittatura saddamista e, succes-
sivamente dell' ulteriore sfacelo dell'
Iraq con
l'arrivo delle truppe straniere.
Vive e lavora a Issoudun in Francia, nella
splendida regione de "L'Indré".


 The Lord

The Saatchi Gallery - Contemporary art in London

Ahmed Al Safi - "Didò scrittore"




 

     


 

 

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